Profiel van BramanteDire qualcosa in più del...Foto'sWeblogLijstenMeer ![]() | Help |
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Dire qualcosa in più dell'ovvio13 februari 14 moduliCiò che ho visto poco fa testimonia il fatto che a suo tempo, nonostante il tuo "negare", avevo visto giusto.
Sensazione stranissima leggere e vedere di nuovo.
Dentro di me tutto resta uguale e tutto è diverso.
Guardo le immagini nuove col mio freddo distacco di oggi, mentre i miei occhi vedono te che conservi il valore di sempre.
Il mio orizzonte ormai sempre più corto mi rende insensibile a tutto, mi anestetizza verso la vita ....... che vale?
Amare? ...... non serve ......
Essere se stessi fino in fondo e scoprirsi mettendosi a nudo? ..... non paga.
Mi ero illuso di potermi librare più in alto ancora dell'altezza della mia colonna ..... e all'improvviso mi son ritrovato scaraventato a terra ..... schiacciato al suolo ..... terrestre come tanti ..... come tutti.
Oh si .... il fusto è alto e scanalato dai suoi spigoli vivi e taglienti ..... ed è rastremato in forza dell'entasi così pronunciata ...... sovrapposti i rocchi l'uno sull'altro, la colonna è stata ricostruita .... robusta, nobile, bella in virtù di una eterna e divina proporzione .....
Vivere da stilita, qui in alto, sull'abaco del mio capitello dorico, separato dal mondo, è l'unica arma di salvezza, l'unico modo per dimenticarti, l'unico modo per illudermi che l'orizzonte, visto da un po' più in alto, possa avere almeno un po' di prospettiva in più.
Pensavo, un tempo, di poterti raggiungere lassù, sull'Olimpo.
Oggi so che non esiste altezza ulteriore che possa andare oltre i quattordici moduli che una colonna dorica interpone tra la sua base, a terra, e l'abaco su cui posso sedermi.
E il mondo, visto da qui, mi appare inutile. 30 oktober L'amoreDue egoismi si incontrano ..........
........ scoprono di riuscire a soddisfarsi l'un l'altro .....
Nasce l'amore. 29 oktober Okkupazioni ......
Lo stato d’animo è quello di chi è profondamente e irrimediabilmente deluso. Ma stiano a casa i ragazzi e le ragazze che okkupano, okkupano, okkupano! Anzi, ritornino a scuola e nelle Facoltà a studiare. Riprendano a studiare quel poco che ormai sia la Scuola che l’Università chiedono loro. Quando li vedo sfilare con i megafoni, gli striscioni, i gesti ritmati di slogan ormai ammuffiti, le solite urla contro la Gelmini che, per chi ne ha già sentite tante, sono identiche a quelle che ieri venivano lanciate centro Fioroni e ieri l’altro contro Berlinguer e De Mauro …. e ieri l’altro ancora contro la Jervolino …. provo una gran pena. Sembra un disco rotto che ripete da trent’anni le stesse cose ormai prive di senso …… Stanno sprecando la giovinezza. Non otterranno nulla di quello che chiedono. Non si accorgono che gli unici a perdere saranno loro. Le lauree triennali non servono a nulla. Sono una truffa. Costruita ad arte sulla voglia di non studiare degli studenti e sulla loro ingenuità (studiamo “solo” tre anni ma siamo “dottori” lo stesso!). Mi è capitato di leggere qualche tesi di fine corso triennale. Fascicoletti di cinquanta, sessanta pagine al massimo, scopiazzature di libri già letti, che i docenti in servizio qualche anno fa avrebbero respinto con ribrezzo. Ma i prof di oggi, salvo poche eccezioni, accettano di tutto. Anche le tesi copiate. Anche quelle scritte da mercenari frettolosi. I docenti si lavano la coscienza dando voti minimi. E lasciando che le mamme piangano pensando che, ormai, anche la laurea dovrebbe essere una “laurea dell’obbligo”: «Ti hanno negato il centodieci e lode!». E' colpa di questo tipo di prof il caos del 2008. Oggi all’Università stanno in cattedra anche docenti che verrebbero rifiutati da un qualsiasi serio Liceo. Sono ignoranti, presuntuosi e spesso accecati dalla faziosità politica. Si sentono difesi dalla tessera del partito che gli ha garantito la cattedra. Spiegano agli okkupanti che debbono lottare «contro il modernismo reazionario del governo Berlusconi-Gelmini». E gli studenti impazziscono d'entusiasmo, come davanti a una rock-star, andando a fare lezione in piazza come si va a un concerto. Gli okkupanti ci spiegano che questa rivolta non è il Sessantotto del tempo che fu. Ma dovrebbero ammettere che è peggio del Sessantotto. Allora, quarant’anni fa, gli studenti si erano ribellati ai professori e a i loro “baronati”. Oggi, invece, sono i docenti, i “baroni”, a fomentare la rivolta. Baroni, baronetti e baronini sono gli unici a sapere con precisione ciò che vogliono. Il loro scopo è che tutto rimanga com'è, che rimanga com’è il loro potere di assumere chi vogliono con concorsi-burla in spregio a qualunque merito, che rimanga com’è il loro potere di fare o non fare lezione o gli esami secondo i loro “impegni” del giorno, che rimanga com’è l’attuale esamificio che non serve a nulla e a nessuno, ma che moltiplica cattedre e corsi e che rimanga com’è anche la pessima gestione e la copertura dei tanti debiti. Siamo al paradosso: gli studenti scioperano per mantenere inalterati i privilegi di docenti che se ne fregano assolutamente di loro. Meditate ……. Avete mai visto una rivolta contro il moltiplicarsi di corsi di laurea inutili che frammentano in mille rivoli i finanziamenti? Avete mai visto una rivolta contro i docenti che non fanno lezione o che non danno le necessarie informazioni? Avete mai visto una rivolta contro una Facoltà che non prepara a dovere per lo svolgimento di una professione? Avete mai visto una rivolta contro una Facoltà in cui agli esami vengono promossi anche i banchi ponendo tutti, preparati e non, sullo stesso piano? Anche i piccoli atenei presentano un campionario folle di queste cose. Con più docenti e impiegati che iscritti. Come il mago di Oz, i rettori promettono meraviglie. Il trucco si scopre soltanto alla fine: niente lavoro, disoccupazione garantita. Ma pure i corsi meno recenti sono un bluff. Sono migliaia in Italia gli iscritti alle facoltà di Architettura e di Scienze della Comunicazione. Va di moda ….. essere architetti è “figo” ….. ma tutti questi ragazzi riusciranno mai a fare gli architetti o i giornalisti televisivi? Troveranno un posto in questa società impazzita? Farglielo credere è come dirgli che i bambini li porta la cicogna ….. Oggi, anche qui in Italia, rispetto ai nostri ragazzi trova più facilmente lavoro un ingegnere indiano o polacco proprio perché la sua laurea è passata attraverso una selezione ferrea e quindi la sua preparazione, spesso, è eccezionale (ho scoperto proprio pochi giorni fa, con uno stupore indicibile che mi ha lasciato sgomento, che tra l’anno scorso e quest’anno alcuni impianti di metropolitana italiani, e quindi linee ferrate, gallerie sotterranee, stazioni della metro, sono state progettate per noi (cioè al posto “nostro”) da ingegneri polacchi. Ecco perché tanti ragazzi vedono il buio davanti a sé e sono disperati. Però non sanno respingere i pifferai che li portano a spasso. Non hanno capito che soltanto pochi avranno un avvenire professionale sicuro: quelli che studiano sul serio. Per questo provano una rabbia prima sconosciuta. La rabbia di chi non scorge una via d'uscita. Oggi si rivoltano contro il centro-destra. Domani, come hanno già fatto ieri, lo faranno contro il centro-sinistra. Perché sanno che la politica che adesso li usa, prima o poi, li mollerà. E gli dirà di tornare alle loro scuole di carta, ai loro inutili studi. Ma contro la Gelmini di turno è in corso una vera rivolta, che vede stranamente unite, come di rado avviene, la scuola e l'università. La protesta non è più solo del mondo sindacale o dell'opposizione. E’ ormai un vero e proprio movimento, che comprende insegnanti e genitori, studenti e rettori. Chi ha un po' di memoria, tuttavia, non può non riandare con la mente a tutte le successive ondate di movimenti di protesta che hanno attraversato la società italiana ogni volta che un ministro della Pubblica istruzione è intervenuto in qualche modo sulla Scuola o sull'Università. Dalla Jervolino, che firma i tagli del governo Amato (vi ricordate? … erano tagli grossi anche quelli! …. ed erano di sinistra!); a Berlinguer, la cui proposta di introdurre la progressione di carriera per gli insegnanti fu investita da un rifiuto così forte da fargli perdere il posto (e non parliamo della riforma dell'università, ancora mal digerita); alla Moratti, che fu oggetto di un odio paragonabile solo a quello di oggi per la Gelmini. Naturalmente gli interventi sono molto diversi per spessore, per ispirazione, per effetti. Ma la risposta è sempre la stessa: il rifiuto pregiudiziale verso qualsiasi cambiamento, a prescindere dal merito delle questioni. La Moratti tentò di proseguire le riforme Berlinguer, condendole con un po' di sapore di destra, La Gelmini purtroppo non si è collegata con quel filone, e non sembra avere nessun tipo di cultura riformistica. Come è stato detto anche troppo, si limita a interpretare un'ispirazione che è in verità del ministro dell’Economia. Proprio qui, però, si dovrebbe aprire il discorso, da parte dell'opposizione, e anche da parte di un'opinione pubblica coinvolta e intelligente. Perché ha proprio ragione Napolitano: non si possono dire solo dei no. Non si può difendere lo status quo di una Scuola che non funziona, senza passare dalla parte del torto. Come non diffidare di una protesta che si ripete sempre uguale su obiettivi molto diversi? Bisognerebbe saper distinguere, collocare le cose al loro giusto posto. I tagli, per esempio. Sono sbagliati i tagli in quanto tali, o sono sbagliati questi specifici tagli? Se ne potrebbero fare altri più efficaci? O si potrebbero meglio inquadrare in una prospettiva di riforma, rendendoli quindi più razionali e quindi più legittimi? La protesta, insomma, cade paradossalmente nella stessa trappola della ministra Gelmini: come questa spaccia dei tagli forse giusti, certo non scandalosi, per una riforma, così la protesta si oppone ai tagli senza chiedere la riforma. Eppure ci sarebbero molte cose da chiedere per una Scuola che produce una elevata dispersione e non offre una effettiva eguaglianza di opportunità. Anzitutto di rivitalizzare il cuore dell'attività scolastica, cioè i processi di apprendimento/insegnamento, valorizzando la professionalità degli insegnanti: formazione, reclutamento, valutazione, carriere, selezione. Se la Gelmini avesse presentato i suoi tagli in un quadro di questo genere, la sua credibilità sarebbe molto maggiore. Temo però che l'opposizione incontrata sarebbe stata non minore. Modernizzare la scuola, introdurvi dei criteri di selezione degli insegnanti e degli studenti e dei ritmi di funzionamento un po' più vivaci, è un tabù improponibile nel nostro paese. Per l'università il discorso non è molto diverso. Qui i tagli sono più dolorosi, perché avvengono da anni in modo costante e ininterrotto (quindi anche da parte del centrosinistra). E’ del tutto vero che l'università è sull'orlo del collasso e che il blocco del turnover rischia di soffocarla. Ma il giusto argomento da usare contro l'approccio dei tagli indiscriminati è quello che lega i finanziamenti alla valutazione degli atenei. Tragicamente, il percorso della valutazione, seguito dagli ultimi ministri, è stato interrotto dal ministro Mussi. Oggi la Gelmini non riprende il filo della valutazione, e tutto ciò che c'è per l'università sono i tagli lineari cioè eguali per tutti di Tremonti. A fronte di questo, l'opzione di trasformarsi in fondazioni, che sarebbe accettabile se concepita come uno strumento per rendere le università più competitive, non può non apparire come segnale della rinuncia all'investimento politico e culturale prima ancora che finanziario sul sistema universitario. Ci sarebbe dunque abbastanza per una critica seria e vasta della manovra del governo sull'università, Anche in questo caso, però , il movimento di protesta che sta agitando tutti gli atenei italiani cade nella trappola, organizzata più dai docenti che dagli studenti, di limitarsi a denunciare i tagli o, peggio, il solito spettro della privatizzazione. Se il governo Berlusconi avesse avuto la capacità di presentare un vero piano di riforma, molti riformisti, anche a sinistra, tiferebbero oggi per lui. Purtroppo la situazione oggi è tale che il governo e la protesta hanno entrambi torto. Comunque vada a finire, i riformisti veri, quelli che vogliono davvero una Scuola e una Università diverse, in cui si riprenda a studiare con serietà, sono destinati alla sconfitta.
13 oktober Scuola, Università, i Ministri e "noi" .........
Leggendo il Corriere stamattina presto e .......... ragionando con un po' di buonsenso.
Che cosa realmente sanno della Scuola e dell’Università, della causa per cui protestavano, gli studenti che l’altro giorno hanno affollato le vie e le piazze d’Italia? Poco o nulla probabilmente. Forse soltanto che il potere, cattivo per definizione (figuriamoci poi se è di destra!), vuole fare dei “tagli”, termine altrettanto sgradevole per definizione, e imporre regole limitatrici della precedente libertà, quindi sgradevoli anch’esse. Mentre manifestavano sapevano, e ancora oggi sanno, solo questo e non per colpa loro, ma perché ormai da tempo in Italia, nel dibattito tra maggioranze e minoranze che si alternano al “potere”, e di conseguenza nel discorso pubblico che viene condotto sui problemi di questo Paese, la realtà delle cose, i dati concreti, non riescono ad avere alcun peso, dal momento che su di essi sembra lecito dire tutto ed il contrario di tutto. Perché l’importante è coniare uno slogan, una battuta efficace che l’opinione pubblica possa fare propria per sminuire, affossare e screditare la parte avversa, qualunque essa sia. Ma così nulla è più vero e nulla è più falso. Così contano soltanto gli slogan e le opinioni che su di essi ciascuno si forma e i fatti contano meno di zero. Esemplare di questo disprezzo per la realtà delle cose continua ad essere il dibattito sulla Scuola, sull’Università, sull’insegnamento e sugli studenti. C’è un Ministro, lasciamo stare quale (oggi è Gelmini, ieri Fioroni, ieri l’altro Berlinguer) che dice che la scuola italiana non funziona, che fa acqua da tutte le parti, che i nostri studenti sono i peggiori d’Europa assieme a quelli greci e turchi; che ci dice che tutto questo non viene affermato solo da lei o da lui in quanto Ministro, ma che ce lo dice l’Europa con le sue indagini; così i Ministri di turno portano delle cifre: sul numero eccessivo dei professori, per esempio (Gelimini), o sulla percentuale dei professori demotivati e sulla conseguente necessità che i professori, per trovare stimoli al loro operare, abbiano bisogno di modulazioni di carriera (e di stipendio) legate non solo all’anzianità del servizio, ma al loro reale merito professionale (Berlinguer), o altre cifre reali sul fatto che nei nostri Licei ed Istituti tecnici l’indisciplina, il bullismo e l’anarchia comportamentale impediscano in misura sempre maggiore anche il semplice “fare lezione” (pur salvando le esistenti isole felici) (Fioroni), o, i Ministri, portano cifre (identiche su questo in Visco e in Tremonti) che ci dicono che il bilancio dei ministeri dell’Istruzione e dell’Università hanno ormai nei loro bilanci annuali il 97-98% delle risorse destinate al pagamento degli stipendi e che quindi nulla resta per l’investimento nella ricerca. Tutti i Ministri che, volta per volta, ci hanno portato il quadro disastroso di questa situazione hanno fatto delle proposte (su un diverso metodo di reclutamento dei professori, sui modi per far tornare un po’ di disciplina nelle aule, sul come fare in modo che uno studente non diventi fuori corso a vita arrivando a laurearsi in tempi medi che vanno, a seconda dei casi, dagli 8 ai 12 anni e che, però, entrano a far parte del numero totale di studenti che generano poi il numero di professori, dei servizi necessari, della durata degli appelli, ecc. ecc.). Proposte tutte discutibili, naturalmente. Anzi, discutibilissime. Ma la caratteristica singolare dell’Italia è che nessuno, e men che meno chi è all’opposizione in questo momento o il sindacato della scuola, che si prepara ad uno sciopero generale facendo solo finta di sapere cosa vuole realmente, sembra interessato a discutere di niente. Ci sono dei problemi? Chi se ne frega!? Per ora l’importante è andare contro il governo di turno …. Così non si discute né sull’analisi della situazione in cui versa attualmente la Scuola e l’Università né, tanto meno, dei possibili rimedi seppure alternativi a quelli proposti.
Per esempio mi incuriosisce sapere cosa pensa l’attuale Ministro-ombra dell’Istruzione, la Senatrice Garavaglia, dei dati forniti dall’attuale Ministro Gelmini. Ne avrà pure un’opinione, no? Sono veri? Sono falsi? Ha rimedi alternativi da proporre? E cosa indicano quei dati a suo giudizio? Che la Scuola e l’Università italiana così com’è funzionano bene? E’ convinta di questo? O che comunque, al di là della Gelmini, comunque funzionano male? E se è così, lei e il suo partito, il Pd, che cosa propongono di alternativo alla Gelmini? Che modello di Scuola e di Università vorrebbero mettere in atto? Come risolviamo il fatto che ormai i nostri studenti si trovano a terzultimo posto della classifica europea? E che i laboratori di ricerca europei iniziano già a preferire e ad assumere ingegneri e biologi polacchi ed indiani perché meglio preparati dei nostri. Che posizione prendiamo rispetto a quei paesi – non certo governati dalla destra – che, col fine di avere di nuovo laureati realmente preparati, hanno ripreso a selezionare gli studenti in uscita riproponendo piani di studio corposi e completi e severità giusta, ma severità, agli esami? Non lo sappiamo, e bisogna ammettere che per delle forze politiche che si richiamano con forza al riformismo si tratta di un atteggiamento non poco contraddittorio. Il riformismo, infatti, dovrebbe significare innanzi tutto fornire un modello di riforma, dire cosa va male oggi e spiegare come e cosa si vorrebbe cambiare. Ma oggi per l’opposizione e ancor di più per il sindacato l’unico interesse sembra quello di lasciare le cose come stanno. Così non scontentiamo nessuno. Né il fuori corso che si vuole laureare in 12 anni, né il professore che, bontà sua, passa a lezione soltanto 2 volte al mese lasciando tutto in mano agli assistenti (e per che cosa prenda uno stipendio nessuno lo sa), né una scuola trasformata in “ufficio di collocamento” per intellettuali disoccupati molti dei quali, di tutto hanno voglia, spesso (non tutti per fortuna) che di insegnare con passione e con coscienza (ma uno stipendio glielo dobbiamo pur dare, no?! Sennò che fanno questi?). Tutti sanno benissimo che le cose nella nostra Scuola non vanno bene, ma naturalmente nessuno si prende la responsabilità di dirlo esplicitamente e ancor meno nessuno esprime il minimo suggerimento concreto (tranne poi sentire un professore dire sottovoce all’amico-collega, mentre si beve un caffè al bar, che, pur militando nella sinistra, plaude al ritorno della disciplina nelle scuole voluto dalla Gelmini. Ma che non si senta in giro. Per carità!). Alla fine, l’unica proposta che viene fatta dall’attuale opposizione e dal sindacato è che “servono-più-soldi”. Insomma, la colpa del malfunzionamento della Scuola non starebbe nei professori demotivati, nell’indisciplina che regna sovrana nelle aule, nei curricula degli studi divenuti oramai inguardabili per la loro sommaria semplificazione, ma starebbe nelle poche risorse di cui essa dispone e ciò, ovviamente, rende così ancora più deplorevole la decisione dell’attuale Ministro del Tesoro di toglierne alcune che oggi sono invece disponibili. Peccato però che pure in questo caso, per dirla con le parole di uno studioso che certo non è di destra, ma tutt’altro, come Carlo Trigilia, che da parte della sinistra riformista e del sindacato non è stata elaborata alcuna proposta che possa spiegare come poter coniugare il rigore finanziario, sicuramente necessario in questo momento di crisi, con le mille richieste di aumento del bilancio dei Ministeri. Dunque l’opposizione, non solo non elabora proposte su un modello di Scuola e di Università credibili nei tempi attuali, ma non ci dice neppure come reperire i denari per conservare lo stato attuale delle cose (tanto mica governiamo noi …….). Questo non tenere conto dei fatti, dei dati concreti, delle necessità di cambiamento di cui un Paese ha bisogno, questo continuo scansare la realtà, finiscono così per diventare uno dei principali alimenti della diffusa ineducazione politica di noi Italiani. E nel caso della Scuola continua a far credere a tanti, professori e studenti, di vivere in un Paese governato da Ministri sadici, nemici dell’Istruzione, che, chissà perché, rifiutano di distribuire risorse che invece ci sono (e tutti sappiamo che non ci sono); contribuisce a far credere a tante Scuole e a tante Università che i problemi, i problemi che sono reali e veri da qualsiasi parte politica li si guardi, possano risolversi come d’incanto con la messa in scena ormai spettrale (più o meno per il quarantesimo anno consecutivo!) dell’ennesimo corteo, dell’ennesima “okkupazione”. Per favore …… Basta. 08 juni Resterò ................ e io resterò.
Si ........ resterò.
Come tu resterai.
Per sempre.
Piango ......
Non mi dimenticare ... 07 juni ....... e poi....... e poi so anche capire.
Magari da quella distanza non sembra.
Ma è così. 06 juni ......... so....... e comunque io so solo questo:
..... aspetterò.
..... anche tutta la vita so aspettare.
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